Il territorio

“Se si volesse stabilire qual è il paesaggio italiano più tipico, bisognerebbe indicare le Marche.”
La descrizione più accurata e iconografica del territorio marchigiano si trova nel libro “Viaggio in Italia” di Guido Piovene, scrittore e giornalista che intraprese un viaggio durato tre anni attraverso i paesaggi italiani negli anni ’50.
“L’Italia nel suo insieme è una specie di prisma nel quale sembrano riflessi tutti i paesaggi della terra, facendo atto di presenza in proporzioni moderate e armonizzandosi l’un l’altro.
L’Italia, con i suoi paesaggi, è un distillato del mondo; le Marche dell’Italia.
Qui abbiamo l’esempio più integro di quel paesaggio medio, dolce, senza mollezza, equilibrato, moderato, quasi che l’uomo stesso ne avesse fornito il disegno.
E’ una terra filtrata, civile, la più classica, anzi, delle nostre terre.

“La regione addossata alle rive dell’Adriatico, metà appenninica e metà collina, è divisa da ben tredici fiumi-torrenti paralleli, tra cui primeggiano il Tronto e il Metauro, con altrettante valli che sfociano al mare.
Alla foce dei fiumi spesso la collina cede a brevi tratti di pianura costiera.
Le Marche sono la regione dell’incontro con l’Adriatico.
Questo piccolo mare d’eccezione qui si spiega più intimo, più libero e silenzioso, con i suoi colori strani che lo fanno diverso da tutti i mari della terra.
Parlo di certi verdi freddi, grigi traslucidi, azzurri striati di rosso, che ricordano i marmi pregiati e le pietre dure.
A differenza del Tirreno, l’Adriatico ha colori rari ed eccentrici, il gusto dell’anomalia.
E la collina marchigiana, volgendosi verso l’interno, è quasi un grande e naturale giardino all’italiana.
Passando tra i coltivi nelle belle giornate si vedono tutte le piante luccicare come se le foglie fossero patinate di cera; e vi trapela un fondo di terracotta chiara, che la sera si fa rossastro, e si rivela specialmente splendendo con l’ombra e la luce della luna.
I colli sono tondeggianti, con pendici prative lunghe, lente, disseminate a intervalli di grandi alberi solitari.
E’ il prototipo del paesaggio idillico e pastorale.
Difficile trovare altrove una così esatta corrispondenza tra gli animi e il paesaggio.
Chi ne cerca le origini storiche, ricorda che alla sua origine stanno due popolazioni diverse, i piceni e gli umbri, che non riuscirono mai ad assorbirsi a vicenda.
Altre influenze, come quella gallica e quella ellenica, vi passarono senza lasciare un’impronta precisa.
E due volte le Marche furono sottomesse a lungo da Roma: la prima volta da Roma repubblicana, poi da Roma papale.
Un popolo come questo, di natura composita, così forse è il più semplice e omogeneo d’Italia.”

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